Re-Start 42

Ci sono mille scuole di pensiero per calcolare rabbia e dolore, per renderlo gestibile e avere le capacità di elaborarlo al meglio.
Di certo non sono una di quelle che ne ha scritta una. Sono una di quelle vecchia scuola, ovvero una di quelle che sa scandagliare il dolore altrui in ogni angolo, ma poi ovviamente su di sé è sempre un altro mondo.
Non siamo mai efficienti allo stesso modo.
Ci sarà un karma del bene in questa vita per noi? Poveri illusi che il bene possa ancora generare bene e che tutto possa prendere una piega positiva con una buona azione al giorno.
Qualcuno ci chiama ultimi romantici.
Niente è in nostro potere, nulla possiamo gestire in gran parte delle nostre esistenze. Lasciarsi cullare da tutto questo, anche dolore, sembra l’unica soluzione, ma forse non lo è.
Spesso mi sento come nel mezzo di un torrente, piazzato al centro contro corrente pronta a tutto pur di non farmi spostare o trascinare via. Il flusso è forte, agisce nella sua natura, ma io testarda spingo i miei piedi a terra, mi tengo salda e al sicuro.
Tengo duro.
Per quanto la forza voglia buttarmi a terra, o portarmi via, resisto. Nelle scale di elaborazione il ” resistere” non è contemplato, affatto, è più corretto elaborare ed assimilare. Del tutto corretto, se non fosse che esci da un periodo che ti ha preso a schiaffi facendoti perdere anche il senso di te stesso e quel minimo equilibrio che a volte definiamo serenità.
Al momento preferisco tenere duro con la consapevolezza che tutto questo sì, abbia un senso, ma ho voglia di capirlo con i miei tempi e a modo mio.

Come sempre.

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